Arbitrato

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Camera di Commercio di Pistoia
Ufficio Armonizzazione del mercato e tutela del consumatore
Giacomo Nepi - armonizzazione.mercato@ptpo.camcom.it

 

PRESENTAZIONE ARBITRATO

L'arbitrato è un metodo alternativo di risoluzione delle controversie nel quale le controversie stesse insorte tra le parti vengono, con il loro consenso, rimesse ad arbitri (collegio o arbitro unico) per la decisione.
Al fine di poter ricorrere all'arbitrato è necessario che le parti abbiano inserito, nel contratto oggetto di controversia, la cosiddetta "clausola compromissoria". In assenza di tale clausola è sempre possibile ricorrere all'arbitrato a seguito di stipula di apposito compromesso.
La clausola arbitrale (o il compromesso) deve definire il tipo di arbitrato alle quali le parti intendono ricorrere: l'arbitrato, infatti, può essere rituale o irrituale e il giudizio può essere condotto secondo diritto o secondo equità (si vedano le definizioni riportate nel glossario).

Possono formare oggetto di arbitrato i diritti liberamente disponibili dalle parti (ad esempio controversie in merito all'esecuzione o alla risoluzione di un contratto commerciale): non possono, quindi, essere decise da arbitri le controversie relative allo stato e alle capacità delle persone o, in generale, quelle in cui prevale la tutela di un interesse pubblico con la conseguente indisponibilità dei diritti da parte dei privati. Sono inoltre escluse esplicitamente dalla possibilità di ricorso all'arbitrato le controversie in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria.

Il ricorso alla procedura arbitrale consente, rispetto al giudizio ordinario, di giungere alla definizione della controversia in tempi più rapidi e a costi più contenuti.

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STATUTO, REGOLAMENTO E TARIFFARIO DELLA CAMERA ARBITRALE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PISTOIA

STATUTO
Allegato B) alla deliberazione consiliare n. 24 del 22 dicembre 2016.

CAPO I
NORME GENERALI

Art. 1 – Istituzione della Camera Arbitrale
Presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Pistoia, di seguito denominata Camera di Commercio di Pistoia, è istituita una Camera Arbitrale la quale ha, come scopo, lo sviluppo, la diffusione, la promozione ed il perfezionamento delle procedure di arbitrato, arbitraggio, conciliazione e mediazione (ex D.Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010).

Art. 2 – Funzioni della Camera Arbitrale
La Camera Arbitrale esercita le seguenti funzioni:
a. organizza i servizi di arbitrato, rituale ed irrituale, di arbitraggio, di conciliazione e di mediazione;
b. attua iniziative per la diffusione delle procedure arbitrali, conciliative e di mediazione;
c. organizza e promuove convegni, commissioni, intese, rapporti di collaborazione ed azioni comuni con altre istituzioni arbitrali, con ordini professionali, con associazioni economiche, imprenditoriali e professionali nonché con altri organismi pubblici e privati interessati alla diffusione delle procedure arbitrali;
d. attua ogni altra iniziativa e promuove ogni altra attività utile al raggiungimento degli scopi istituzionali.

CAPO II
ORGANI ED ORGANIZZAZIONE

Art. 3 – Organi
Presidente della Camera Arbitrale è, di diritto, il Presidente in carica della Camera di Commercio di Pistoia.
La Giunta Camerale nomina, fra i dirigenti e i funzionari in servizio presso la Camera di Commercio di Pistoia, il Segretario della Camera Arbitrale che rimane in carica fino a revoca. Può essere nominato anche un Vice-Segretario.
La Giunta Camerale nomina altresì, sempre fra i dirigenti e i funzionari in servizio presso la Camera di Commercio di Pistoia, il Responsabile dell’Organismo di mediazione ex D.Lgs. del 4 marzo 2010, n. 28 e sm.i.. La Giunta provvede, inoltre, alla nomina del sostituto del Responsabile.

Art. 4 – Funzioni del Presidente
Il Presidente provvede:
a. alla costituzione del collegio arbitrale ovvero alla nomina dell’arbitro unico;
b. alla sostituzione del Presidente ovvero dei componenti il Collegio qualora, per qualsiasi motivo, essi vengano a mancare nel corso del procedimento;
c. allo svolgimento delle altre funzioni attribuitegli dal presente Statuto e dai regolamenti di attuazione.
Il Presidente, coadiuvato dal Segretario della Camera Arbitrale, provvede altresì:
a. alla formazione e all’aggiornamento degli elenchi degli arbitri di cui al successivo art. 6;
b. alla formazione e all’aggiornamento dell’elenco dei conciliatori di cui al successivo art. 13;
c. alla formazione e all’aggiornamento dell’elenco dei mediatori di cui al successivo art. 16.

Art. 5 – Segreteria
Presso la Camera Arbitrale funziona una segreteria che riceve le istanze, cura gli atti necessari all’espletamento del giudizio arbitrale, assiste gli arbitri negli atti di istruzione e funge da cancelleria dei collegi arbitrali. La Segreteria cura, inoltre l’organizzazione amministrativa delle procedure conciliative e di mediazione.

CAPO III
DEGLI ARBITRI E DELL’ARBITRATO

Art. 6 – Elenchi degli arbitri
Il Presidente, coadiuvato dal Segretario della Camera Arbitrale, predispone e aggiorna:
a. un elenco di almeno dieci persone particolarmente esperte in materia giuridico-economica e commerciale, preferibilmente scelte fra avvocati e dottori commercialisti ed esperti contabili iscritti ai rispettivi albi da non meno di dieci anni, fra le quali sarà scelto il Presidente del Collegio Arbitrale, l’Arbitro unico, ovvero l’arbitro o gli arbitri nelle procedura arbitrali ad hoc;
b. un elenco di arbitri esperti nei vari settori economici e professionali.
Gli elenchi di cui sopra sono pubblicati nel sito internet della Camera di Commercio e tenuti a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.
La Giunta camerale individua, con proprio provvedimento, le procedure per la redazione, l’aggiornamento e la revisione degli elenchi. Con il medesimo provvedimento potranno essere specificati ulteriori requisiti e criteri di ammissione e permanenza negli elenchi.

Art. 7 – Procedimento arbitrale
Il procedimento arbitrale è disciplinato da apposito regolamento approvato dal Consiglio camerale.

CAPO IV
DEI CONCILIATORI E DELLA CONCILIAZIONE

Art. 8 – Sportello di Conciliazione
Nell’ambito della Camera Arbitrale è istituito lo Sportello di Conciliazione per la composizione delle controversie tra imprese e tra imprese e consumatori.
Ad esso potranno rivolgersi imprese e consumatori per la composizione amichevole delle controversie in tutti i casi in cui le vigenti norme di legge prevedano il tentativo obbligatorio di conciliazione ed in tutti i casi di controversie tra imprese, o tra consumatori ed imprese, che riguardino diritti liberamente disponibili tra le parti.
Non vi sono requisiti di territorialità delle parti, fatte salve specifiche normative vigenti.

Art. 9 – Elenco dei Conciliatori
Il Presidente, coadiuvato dal Segretario della Camera Arbitrale, predispone e aggiorna un elenco di conciliatori esperti nei diversi settori economici e professionali.
L’elenco di cui sopra è pubblicato nel sito internet della Camera di Commercio e tenuto a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.
La Giunta camerale individua, con proprio provvedimento, le procedure per la redazione, l’aggiornamento e la revisione degli elenchi. Con il medesimo provvedimento dovranno essere specificati i requisiti e i criteri di ammissione e permanenza negli elenchi, tenuto conto degli standard minimi definiti a livello nazionale.
Art. 10 – Procedura conciliativa
La procedura conciliativa è disciplinata da apposito regolamento approvato dal Consiglio camerale.

CAPO V
DEI MEDIATORI E DELLA MEDIAZIONE (ex D.Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010 e s.m.i.)

Art. 11 – Organismo di Mediazione
L’Organismo di Mediazione della Camera Arbitrale è deputato alla gestione dei procedimenti di mediazione di cui al D.Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010 e s.m.i.-

Art. 12 – Elenco dei Mediatori
Il Presidente, coadiuvato dal Responsabile dell’Organismo di mediazione, predispone e aggiorna un elenco di mediatori esperti nelle materie previste dal D.M. n. 180 del 18 ottobre 2010 e s.m.i.-
L’elenco di cui sopra è pubblicato nel sito internet della Camera di Commercio e tenuto a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.
La Giunta camerale individua, con proprio provvedimento, le procedure per la redazione, l’aggiornamento e la revisione degli elenchi. Con il medesimo provvedimento dovranno essere specificati i requisiti e i criteri di ammissione e permanenza negli elenchi, tenuto conto degli standard minimi definiti dalla normativa vigente.

Art. 13 – Procedura di mediazione
La procedura di mediazione è disciplinata da apposito regolamento approvato dal Consiglio camerale. Gli allegati al regolamento, avente carattere prettamente tecnico, come pure le procedure per la redazione, l’aggiornamento e la revisione dell’elenco dei mediatori, sono disciplinati con provvedimento della Giunta camerale.

CAPO VI
NORMA TRANSITORIA

Art. 14 – Entrata in vigore delle modifiche
Lo Statuto, così come modificato con deliberazione consiliare n. 24 del 22 dicembre 2016, entra in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2017

Art. 15 – Mantenimento iscrizione di procuratori e ragionieri
I procuratori, i ragionieri ed i revisori contabili iscritti alla data del 31/12/2016 nell’elenco di cui all’art. 6, lett. a), conservano la propria iscrizione, dopodiché sono escluse nuove iscrizioni.

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REGOLAMENTO
Allegato “B” alla deliberazione consiliare n. 25 del 22 dicembre 2016.

Regolamento in materia di procedimento arbitrale
(in attuazione dell’art. 7 dello Statuto della Camera arbitrale di Pistoia)

I DISPOSIZIONI GENERALI

ART. 1 – APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO
1. La Camera Arbitrale presta la propria opera per lo svolgimento di arbitrati richiesti sul fondamento di una convenzione di arbitrato (clausola compromissoria o compromesso), redatta in forma scritta, che faccia riferimento alla Camera Arbitrale della Camera di Commercio di Pistoia ovvero quando le parti facciano concorde richiesta di arbitrato alla Camera Arbitrale.
2. Se le parti non hanno espressamente disposto in modo diverso, tutte le controversie cui l’accordo compromissorio stesso si riferisce sono risolte mediante arbitrato rituale; si fa luogo invece all’arbitrato libero o irrituale, solo se la volontà delle parti sia stata chiaramente espressa in tal senso nella Convenzione arbitrale, ovvero le parti ne facciano concorde richiesta al momento dell’instaurazione del procedimento arbitrale.
3. Le controversie che hanno ad oggetto la convenzione di arbitrato, ed in particolare quelle relative alla natura rituale o irrituale dell’arbitrato, sono decise dagli arbitri con lodo vincolante le parti
4. Qualora non esista fra le parti una convenzione di arbitrato, oppure essa non faccia riferimento alla Camera Arbitrale di Pistoia, la parte che abbia interesse a promuovere un arbitrato davanti alla Camera Arbitrale di Pistoia può farne richiesta nella domanda di arbitrato, secondo quanto stabilito dall’art. 8; se l’adesione a tale richiesta, unitamente alla risposta alla domanda di arbitrato, non perviene alla Segreteria entro un termine che, salvo diversa indicazione della parte richiedente, è di trenta giorni dalla data in cui la controparte ha ricevuto la domanda, la Segreteria informa le parti che l’arbitrato non può avere luogo.

ART. 2 - NORME APPLICABILI AL PROCEDIMENTO
1. Il procedimento arbitrale è retto dal regolamento in vigore al momento della presentazione della domanda; in subordine dalle regole fissate di comune accordo dalle parti; in ulteriore subordine dalle regole fissate dal Tribunale Arbitrale.
2. In ogni caso, è fatta salva l’applicazione delle norme inderogabili applicabili al procedimento arbitrale.
3. È comunque attuato il principio del contraddittorio e della parità di trattamento delle parti.

ART. 3 – NORME APPLICABILI AL MERITO DELLA CONTROVERSIA
1. Il Tribunale Arbitrale decide il merito della controversia secondo diritto se le parti non hanno espressamente previsto che decida secondo equità.
2. Il Tribunale Arbitrale decide secondo le norme scelte dalle parti nella convenzione arbitrale o, successivamente, sino alla costituzione del Tribunale Arbitrale.
3. In difetto della concorde indicazione prevista dal comma 2, il Tribunale arbitrale applica le norme che ritiene appropriate, tenuto conto della natura del rapporto, della qualità delle parti e di ogni altra circostanza rilevante nel caso di specie.
4. In ogni caso, il Tribunale Arbitrale tiene conto degli usi del commercio.

ART. 4 - SEDE DELL’ARBITRATO
1. La sede dell’arbitrato è presso la Camera Arbitrale della Camera di Commercio di Pistoia.
2. Il Tribunale Arbitrale, con il consenso delle parti, può stabilire che le udienze o altre attività del procedimento si svolgano in luogo diverso dalla sede.

ART. 5 - LINGUA DELL’ARBITRATO
1. La lingua dell’arbitrato è scelta di comune accordo dalle parti nella convenzione arbitrale o successivamente sino alla costituzione del Tribunale Arbitrale.
2. In difetto di accordo tra le parti, la lingua dell’arbitrato è determinata dal Tribunale Arbitrale. La Segreteria indica la lingua in cui devono essere redatti gli atti anteriori a tale determinazione.
3. Il Tribunale Arbitrale può autorizzare la produzione di documenti redatti in una lingua diversa da quella dell’arbitrato e può ordinare che i documenti siano accompagnati da una traduzione nella lingua dell’arbitrato.

ART. 6 - DEPOSITO E TRASMISSIONE DEGLI ATTI
1. Le parti devono depositare gli atti e i documenti presso la Segreteria in un originale per la Camera Arbitrale, in un originale per ciascuna altra parte e in tante copie quanti sono gli arbitri. La Segreteria indica il numero di copie nel caso in cui il numero degli arbitri non sia ancora definito. Gli eventuali documenti allegati agli atti devono essere depositati in una copia per la Camera Arbitrale, in una copia per ciascuna altra parte, e in tante copie quanti sono gli arbitri. In alternativa al deposito delle copie cartacee dei documenti è facoltà delle parti trasmettere la medesima documentazione all’indirizzo PEC della Camera di Commercio di Pistoia.
2. Il deposito della domanda deve essere accompagnato dal versamento di una somma a titolo di anticipo per le spese di procedura.
3. Il Tribunale Arbitrale deve depositare presso la Segreteria una copia dei verbali e delle ordinanze emesse anche fuori udienza.
4. Se non è diversamente previsto dal Regolamento, le comunicazioni della Segreteria alle parti, agli arbitri, ai consulenti tecnici e a tutti i soggetti del processo in genere sono eseguite con qualsiasi mezzo idoneo alla prova della loro ricezione.
5. Se la comunicazione deve essere effettuata entro un termine, essa si considera tempestiva se l’atto è inviato prima della scadenza dello stesso.

ART. 7 – TERMINI
1. I termini previsti dal Regolamento o fissati dal Presidente della Camera Arbitrale, dalla Segreteria o dal Tribunale Arbitrale non sono a pena di decadenza, se la decadenza non è espressamente prevista dal Regolamento o stabilita dal provvedimento che li fissa.
2. Il Presidente della Camera Arbitrale, la Segreteria e il Tribunale Arbitrale possono prorogare, prima della loro scadenza, i termini da essi fissati. I termini fissati a pena di decadenza possono essere prorogati soltanto per gravi motivi ovvero con il consenso di tutte le parti.
3. Nel computo dei termini non si calcola il giorno iniziale. Se il termine scade il sabato o un giorno festivo, esso è prorogato al primo giorno successivo non festivo.
4. Il decorso dei termini è sospeso di diritto dal 1° al 31 agosto, compresi.


L’INTRODUZIONE DELLA CONTROVERSIA

ART. 8 - DOMANDA DI ARBITRATO
1. L’attore deve depositare presso la Segreteria la domanda di arbitrato.
2. La domanda è sottoscritta dalla parte o dal difensore munito di procura e contiene ovvero è accompagnata da:
a. il nome e il domicilio delle parti;
b. la descrizione della controversia e le domande con l’indicazione del relativo valore;
c. la nomina dell'arbitro ovvero le indicazioni utili sul numero degli arbitri e sulla loro scelta;
d. l'eventuale indicazione dei mezzi di prova richiesti a sostegno della domanda e ogni documento che la parte ritenga utile allegare;
e. le eventuali indicazioni sulle norme applicabili al procedimento e sulle norme applicabili al merito della controversia;
f. le eventuali indicazioni sulla pronuncia secondo equità e sulla lingua dell’arbitrato;
g. la procura conferita al difensore, se questo è nominato;
h. la convenzione arbitrale, ovvero l’invito alla controparte a dichiarare se accetta l’arbitrato;
i. la prova dell’avvenuta trasmissione della stessa alla controparte, nel caso in cui sia l’attore a trasmettere direttamente la domanda di arbitrato al convenuto.
3. La Segreteria trasmette la domanda di arbitrato al convenuto entro cinque giorni lavorativi dalla data del deposito. Su richiesta dell’attore, la Segreteria esegue la trasmissione mediante notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario. L’attore può anche trasmettere direttamente la domanda di arbitrato al convenuto, fermo restando il deposito della domanda stessa presso la Segreteria, che non trasmetterà in tal caso la domanda al convenuto, sempre che vi sia la prova dell’avvenuta trasmissione ad opera dell’attore.
4. Nell’ipotesi prevista dall’art. 35, primo comma, del d.lgs. 5/2003, la Segreteria provvede a trasmettere la domanda di arbitrato al competente registro delle imprese.

ART. 9 - MEMORIA DI RISPOSTA
1. Il convenuto deve depositare presso la Segreteria la memoria di risposta entro trenta giorni dalla ricezione della domanda di arbitrato. Tale termine può essere prorogato dalla Segreteria per giustificati motivi.
2. La risposta è sottoscritta dalla parte o dal difensore munito di procura e contiene ovvero è accompagnata da:
a. il nome e il domicilio del convenuto;
b. l’esposizione, anche breve e sommaria, delle difese;
c. la nomina dell'arbitro ovvero le indicazioni utili sul numero degli arbitri e sulla loro scelta;
d. l'eventuale indicazione dei mezzi di prova richiesti a sostegno della risposta e ogni documento che la parte ritenga utile allegare;
e. le eventuali indicazioni sulle norme applicabili al procedimento e sulle norme applicabili al merito della controversia;
f. le eventuali indicazioni sulla pronuncia secondo equità e sulla lingua dell’arbitrato;
g. la procura conferita al difensore, se questo è nominato;
h. l’eventuale dichiarazione di accettazione dell’arbitrato.
3. La Segreteria trasmette la memoria di risposta all’attore entro cinque giorni lavorativi dalla data del deposito. Su richiesta del convenuto, la Segreteria esegue la trasmissione mediante notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario. Il convenuto può anche trasmettere direttamente la memoria di risposta all’attore, fermo restando il deposito della memoria stessa presso la Segreteria, che in tal caso non la trasmetterà all’attore, sempre che vi sia la prova dell’avvenuta trasmissione ad opera del convenuto.
4. Nel caso in cui il convenuto non depositi la memoria di risposta, l’arbitrato prosegue in sua assenza.

ART. 10 - DOMANDA RICONVENZIONALE E CHIAMATA IN CAUSA DI TERZI
1. Il convenuto, con la memoria di risposta, può proporre domande riconvenzionali, indicandone il valore.
2. Se il convenuto propone domanda riconvenzionale, l’attore può depositare presso la Segreteria una memoria di replica entro trenta giorni dalla ricezione della memoria di risposta. Tale termine può essere prorogato dalla Segreteria per giustificati motivi. La Segreteria trasmette la memoria di ulteriore replica dell’attore al convenuto entro cinque giorni lavorativi dalla data del deposito, fermo quanto previsto in alternativa per la comunicazione dall’art. 9 n. 3.
3. Qualora la chiamata in causa di terzi sia possibile secondo le norme applicabili al procedimento, essa deve essere effettuata dal convenuto con la memoria di risposta. La Segreteria trasmette la memoria di risposta al terzo chiamato in causa entro cinque giorni lavorativi dalla data del deposito. Su richiesta del convenuto, la Segreteria esegue la trasmissione mediante notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario. Il convenuto può anche trasmettere direttamente la memoria di risposta al terzo, fermo restando il deposito della memoria stessa presso la Segreteria. Al terzo chiamato si applicano, per la memoria di costituzione e le eventuali repliche, gli stessi termini e modalità previste per il convenuto.
4. Nell’ipotesi prevista dall’art. 35, primo comma, del d.lgs. 5/2003, la Segreteria provvede a trasmettere la domanda di arbitrato al competente registro delle imprese.


IL TRIBUNALE ARBITRALE

ART. 11 - NUMERO DEGLI ARBITRI
1. Il Tribunale Arbitrale è composto da un arbitro unico o da un collegio composto da un numero dispari di arbitri.
2. In assenza di un accordo delle parti sul numero degli arbitri, il Tribunale Arbitrale è composto da un arbitro unico. Tuttavia, il Presidente della Camera Arbitrale può deferire la controversia ad un collegio di tre membri, se lo ritiene opportuno per la complessità o per il valore della controversia.
3. Se la convenzione arbitrale prevede un collegio arbitrale senza indicare il numero dei membri, il Tribunale Arbitrale è composto da tre membri.
4. Se la convenzione arbitrale prevede un numero pari di arbitri, il Tribunale Arbitrale è composto dal numero dispari di arbitri superiore a quello previsto nella convenzione.

ART. 12 - NOMINA DEGLI ARBITRI
1. Gli arbitri sono nominati secondo le regole stabilite dalle parti nella convenzione arbitrale.
2. Nel caso in cui la nomina degli arbitri ricada sul Presidente della Camera arbitrale, quest’ultimo assume la decisione con un proprio provvedimento, attingendo fra persone dell’elenco di cui all’art. 6, comma 1, dello Statuto della Camera arbitrale.
3. Se non è diversamente stabilito nella convenzione arbitrale, l’arbitro unico è nominato dal Presidente della Camera Arbitrale.
4. Se le parti hanno stabilito di nominare l’arbitro unico di comune accordo senza indicare un termine, tale termine viene assegnato dalla Segreteria. Se l’accordo tra le parti non viene raggiunto, l’arbitro unico è nominato dal Presidente della Camera Arbitrale.
5. Se non è diversamente stabilito nella convenzione arbitrale, il collegio arbitrale è così nominato:
a. ciascuna parte, nella domanda di arbitrato e nella memoria di risposta, nomina un arbitro fra persone dell’elenco di cui all’Art. 6 lett. b) dello Statuto della Camera arbitrale. E’ peraltro consentito a ciascuna delle parti di designare l’arbitro o gli arbitri di parte, ad esclusione del Presidente del Tribunale arbitrale, tra persone non comprese negli elenchi di cui all’art. 6, comma 1 dello Statuto della Camera arbitrale di Pistoia, purché si tratti di persone iscritte in ordini, collegi, albi o elenchi professionali oppure di operatori economici del settore specifico oggetto della controversia, aventi requisiti di spiccata professionalità e moralità. Il Presidente della Camera Arbitrale dovrà ratificare tale scelta, motivando l’eventuale diniego; se la parte non vi provvede nel termine fissato dalle parti medesime o, in mancanza, assegnato dalla Segreteria, l’arbitro è nominato dal Presidente della Camera Arbitrale.
b. il presidente del Tribunale Arbitrale è nominato di comune accordo dagli arbitri già nominati dalle parti fra persone dell’elenco di cui all’Art. 6 lett. a) dello Statuto della Camera arbitrale. E’ peraltro consentito agli arbitri già nominati dalle parti di designare il Presidente del Tribunale arbitrale tra persone non comprese nell’elenco di cui all’art. 6 lett. a) dello Statuto della Camera arbitrale di Pistoia, purché si tratti di persone iscritte in un ordine degli Avvocati o dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili da almeno 10 anni, aventi requisiti di spiccata professionalità e moralità. Il Presidente della Camera Arbitrale dovrà ratificare tale scelta, motivando l’eventuale diniego; se gli arbitri non vi provvedono entro il termine indicato dalle parti o, in mancanza, assegnato dalla Segreteria, il presidente è nominato dal Presidente della Camera Arbitrale.
6. Se le parti hanno diversa nazionalità o domicilio in Stati diversi, il Presidente della Camera Arbitrale nomina quale arbitro unico o quale presidente del Tribunale Arbitrale una persona di nazionalità terza, salva diversa e concorde indicazione delle parti.
7. Se l’arbitrato è disciplinato dall’art. 34 del d.lgs. 5/2003, ed in ogni altro caso in cui per previsione di legge è obbligatorio deferire ad un terzo la nomina di uno o più arbitri, a tutte le nomine necessarie provvede il Presidente della Camera Arbitrale, con un proprio provvedimento, scegliendo tra gli iscritti nell’elenco di cui all’Art. 6 comma 1 dello Statuto della Camera arbitrale.

ART. 13 - NOMINA DEGLI ARBITRI NELL’ARBITRATO CON PLURALITA’ DI PARTI
1. Quando le parti siano più di due, il Presidente della Camera Arbitrale - ove manchino o siano inidonee le pattuizioni delle parti sulla costituzione dell’organo arbitrale o quando le parti non riescano a costituire l’organo arbitrale entro il termine previsto per la risposta alla domanda di arbitrato - stabilisce, per quanto occorra, il numero e le modalità di nomina degli arbitri e può provvedere direttamente alla loro nomina, ove le parti non vi abbiano proceduto entro il termine loro assegnato.

ART. 14 – CONTROVERSIE CONNESSE
1. Qualora, prima della costituzione del Tribunale Arbitrale, siano proposte controversie tra loro connesse, il Presidente della Camera Arbitrale, considerate le caratteristiche delle controversie e tenuto conto delle norme applicabili al procedimento, può stabilire che i relativi procedimenti siano affidati al medesimo organo arbitrale, su accordo delle parti, autorizzando la riunione dei procedimenti affinché le controversie siano decise con unico lodo.
2. Qualora una stessa delibera sia oggetto di una pluralità di impugnazioni, il Presidente della Camera Arbitrale, oppure il Tribunale Arbitrale dispongono che tali impugnazioni siano decise con un unico lodo.

ART. 15 - INCOMPATIBILITA'
1. Non possono essere nominati arbitri:
a. il Presidente della Camera Arbitrale;
b. i revisori dei conti della Camera di Commercio;
c. i dipendenti della Camera di Commercio;
d. gli associati professionali, i dipendenti e coloro che hanno stabili rapporti di collaborazione professionale con le persone indicate sub a, b, c.

ART. 16 - ACCETTAZIONE DEGLI ARBITRI
1. La Segreteria comunica agli arbitri la loro nomina. Gli arbitri devono trasmettere alla Segreteria per iscritto la dichiarazione di accettazione della nomina e del regolamento entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione. In difetto, la nomina si intende non accettata.
2. L’accettazione dell’incarico di arbitro è subordinato all'obbligo di riservatezza su tutte le notizie relative ai procedimenti di cui si è ricevuto incarico ed all’accettazione, in caso di violazione, delle seguenti sanzioni applicate dal Presidente della Camera arbitrale:
- cancellazione dagli elenchi tenuti dalla Camera Arbitrale;
- segnalazione all’ordine professionale od alle Associazioni di categoria di appartenenza;
- riduzione degli emolumenti.
3. Con accettazione dell’incarico l’arbitro assume solenne impegno di bene e fedelmente adempiere alle funzioni affidategli.
4. Accettato il mandato, gli arbitri non possono rinunciarvi se non per gravi e giustificati motivi. Le eventuali dimissioni devono, in ogni caso, essere presentate ed accettate dal Presidente della Camera Arbitrale.

ART. 17 - DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA E CONFERMA DEGLI ARBITRI
1. Con la dichiarazione di accettazione gli arbitri devono trasmettere alla Segreteria la dichiarazione di indipendenza.
2. Nella dichiarazione di indipendenza l’arbitro deve indicare, precisandone periodo e durata:
a. qualunque relazione con le parti o i loro difensori rilevante in relazione alla sua imparzialità e indipendenza;
b. qualunque interesse personale o economico, diretto o indiretto, relativo all'oggetto della controversia;
c. qualunque pregiudizio o riserva nei confronti della materia del contendere.
3. La Segreteria trasmette copia della dichiarazione di indipendenza alle parti. Ciascuna parte può comunicare le proprie osservazioni scritte alla Segreteria entro dieci giorni dalla ricezione della dichiarazione.
4. Decorso il termine previsto dal comma 3, l’arbitro è confermato dalla Segreteria se ha inviato una dichiarazione di indipendenza senza rilievi e se le parti non hanno comunicato osservazioni. In ogni altro caso, sulla conferma si pronuncia il Presidente della Camera Arbitrale.
5. La dichiarazione di indipendenza deve essere ripetuta nel corso del procedimento arbitrale fino alla sua conclusione, se ciò si rende necessario per fatti sopravvenuti o su richiesta della Segreteria.

ART. 18 - RICUSAZIONE DEGLI ARBITRI
1. Ciascuna parte può depositare una istanza motivata di ricusazione degli arbitri per i motivi previsti dal codice di procedura civile, nonché per ogni altro motivo idoneo a porre in dubbio la loro indipendenza o imparzialità.
2. L’istanza deve essere depositata presso la Segreteria entro dieci giorni dalla ricezione della dichiarazione di indipendenza o dalla conoscenza del motivo di ricusazione.
3. L’istanza è comunicata agli arbitri e alle altre parti dalla Segreteria che assegna loro un termine per l’invio di eventuali osservazioni.
4. Le altri parti possono, entro dieci giorni dal momento in cui hanno ricevuto la comunicazione di cui al comma seguente, proporre istanza di ricusazione incidentale, anche se è già trascorso il termine per proporre istanza di ricusazione in via principale.
5. Sull’istanza di ricusazione decide il Presidente della Camera Arbitrale.

ART. 19 - SOSTITUZIONE DEGLI ARBITRI
1. L’arbitro è sostituito con la nomina di un nuovo arbitro nelle seguenti ipotesi:
a. l’arbitro rinuncia all’incarico dopo aver accettato;
b. l’arbitro non è confermato;
c. il Presidente della Camera Arbitrale accoglie l’istanza di ricusazione proposta nei confronti dell’arbitro;
d. il Presidente della Camera Arbitrale rimuove l’arbitro per la violazione dei doveri imposti dal Regolamento al Tribunale Arbitrale o per altro grave motivo;
e. l’arbitro muore ovvero non è più in grado di adempiere al proprio ufficio per infermità o per altro grave motivo.
2. La Segreteria sospende il procedimento per ciascuna delle ipotesi previste dal comma 1. In ogni caso, revocata la sospensione, il termine residuo per il deposito del lodo, è esteso a 90 giorni, qualora sia inferiore.
3 Il nuovo arbitro è nominato dallo stesso soggetto che aveva nominato l’arbitro da sostituire. Se la parte non vi provvede entro i termini di cui all’art. 12, oppure l’arbitro nominato in sostituzione deve a sua volta essere sostituito, il nuovo arbitro è nominato dal Presidente della Camera Arbitrale.
4 Il Presidente della Camera Arbitrale determina l’eventuale compenso spettante all’arbitro sostituito, tenuto conto dell’attività svolta e del motivo della sostituzione.
5 In caso di sostituzione dell’arbitro, il nuovo Tribunale Arbitrale può disporre la rinnovazione totale o parziale del procedimento svoltosi fino a quel momento.


IL PROCEDIMENTO

ART. 20 - COSTITUZIONE DEL TRIBUNALE ARBITRALE
1. La Segreteria trasmette agli arbitri gli atti introduttivi, con i documenti allegati, dopo che gli stessi hanno reso le dichiarazioni di indipendenza.
2. Gli arbitri si costituiscono in Tribunale Arbitrale entro venti giorni dalla data in cui hanno ricevuto gli atti e i documenti trasmessi dalla Segreteria. Tale termine può essere prorogato dalla Segreteria per giustificati motivi.
3. La costituzione del Tribunale Arbitrale avviene mediante redazione di un verbale datato e sottoscritto dagli arbitri. Il verbale indica la sede e la lingua dell’arbitrato e fissa le modalità e i termini relativi alla prosecuzione del procedimento.
4. Se ha luogo la sostituzione di arbitri dopo che il Tribunale Arbitrale si è costituito, la Segreteria trasmette ai nuovi arbitri copia degli atti e dei documenti del procedimento. La costituzione del nuovo Tribunale Arbitrale ha luogo ai sensi dei commi 2, 3 e 4.

ART. 21 - POTERI DEL TRIBUNALE ARBITRALE
1. In qualunque momento del procedimento, il Tribunale Arbitrale può tentare di comporre la controversia e può invitare le parti a svolgere il tentativo di conciliazione presso la Camera di Commercio. Il provvedimento con cui il Tribunale Arbitrale dispone l’esperimento del tentativo di conciliazione sospende i termini per l’emissione del lodo fino alla conclusione del tentativo stesso, per un massimo di 60 giorni salvo diverso accordo delle parti.
2. Il Tribunale Arbitrale può pronunciare tutti i provvedimenti cautelari, urgenti e provvisori, anche di contenuto anticipatorio, che siano consentiti dalle norme applicabili al procedimento. La parte che, prima dell’inizio del procedimento arbitrale o nel corso di esso, ottenga dall’autorità giudiziaria un provvedimento cautelare, deve darne sollecita notizia alla Segreteria, la quale ne informa prontamente il Tribunale Arbitrale e, ove del caso, l’altra parte.
3. Il Tribunale Arbitrale investito di più procedimenti pendenti può disporre la loro riunione, se li ritiene oggettivamente connessi.
4. Se più controversie pendono nel medesimo procedimento, il Tribunale Arbitrale può disporne la separazione, qualora essa sia opportuna, tranne che le domande proposte debbano essere unitariamente decise.
5. Il Tribunale Arbitrale può prendere tutti i provvedimenti ritenuti opportuni per regolarizzare la rappresentanza o l’assistenza delle parti.

ART. 22 – ORDINANZE DEL TRIBUNALE ARBITRALE
1. Salvo quanto previsto per il lodo, il Tribunale Arbitrale decide con ordinanza.
2. Le ordinanze sono pronunciate a maggioranza. Non è necessaria la conferenza personale degli arbitri.
3. Le ordinanze devono essere redatte per iscritto e possono essere sottoscritte anche dal solo presidente del Tribunale Arbitrale.
4. Le ordinanze del Tribunale Arbitrale sono revocabili.
5. L’ordinanza, con la quale l’arbitro solleva la questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge, è depositata insieme al fascicolo di arbitrato presso la Segreteria della Camera Arbitrale. La Segreteria trasmette l’ordinanza e il fascicolo alla Corte Costituzionale, e notifica l’ordinanza al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Presidente della Giunta Regionale, a seconda che la questione riguardi una norma statale o regionale. L’ordinanza, sempre a cura della Segreteria, è notificata altresì ai Presidenti delle due Camere del Parlamento ovvero, se si tratta di norma regionale, al Presidente del Consiglio Regionale interessato.
6. Se l’ordinanza non è stata emessa in udienza, essa è comunicata alle parti con le modalità di cui all’art. 6 del presente Regolamento.

ART. 23 – UDIENZE
1. Le udienze sono fissate dal Tribunale Arbitrale d’intesa con la Segreteria e comunicate alle parti con congruo preavviso.
2. Le parti possono comparire alle udienze personalmente o a mezzo di rappresentanti con i necessari poteri ed essere assistite da difensori muniti di procura.
3. Se una parte è assente all’udienza senza giustificato motivo, il Tribunale Arbitrale, verificata la regolarità della convocazione, può procedere all’udienza. Se rileva irregolarità nella convocazione, il Tribunale Arbitrale provvede a una nuova convocazione.
4. Le udienze del Tribunale Arbitrale sono accompagnate dalla redazione di un sommario verbale. Il Tribunale Arbitrale può disporre che la redazione del verbale sia sostituita, anche parzialmente, da registrazione con riserva di successiva trascrizione.
5. Se lo ritiene opportuno, il Tribunale Arbitrale può fissare un’udienza preliminare, destinata a determinare con le parti i tempi ed i luoghi di svolgimento del processo arbitrale.
6. Se le norme applicabili al procedimento consentono agli arbitri l’emanazione di provvedimenti cautelari, e sussistono ragioni di urgenza, il Tribunale Arbitrale fissa un’udienza per la discussione dell’istanza. In casi di eccezionale urgenza, il Tribunale Arbitrale può concedere il richiesto provvedimento cautelare senza la preventiva instaurazione del contraddittorio, fissando un’udienza per la conferma dello stesso.

ART. 24 – ISTRUZIONE PROBATORIA
1. Il Tribunale Arbitrale può disporre l’interrogatorio delle parti, ed assumere d’ufficio o su istanza di parte tutti i mezzi di prova che non siano esclusi da norme inderogabili applicabili al procedimento o al merito della controversia.
2. Il Tribunale Arbitrale valuta liberamente tutte le prove, salvo quelle che hanno efficacia di prova legale secondo norme inderogabili applicabili al procedimento o al merito della controversia.
3. Il Tribunale Arbitrale può delegare ad un proprio membro l’assunzione delle prove ammesse.
4. Ove il Tribunale Arbitrale richieda l’ordine di comparizione del testimone, la parte più diligente provvede al deposito dell’ordinanza nella cancelleria del Tribunale della sede dell’arbitrato, e cura le successive incombenze.
5. L’ordinanza del Presidente del Tribunale è depositata dalla parte più diligente presso la Segreteria, che ne cura la trasmissione agli arbitri ed alle altre parti, e provvede agli altri adempimenti eventualmente necessari.

ART. 25 - CONSULENZA TECNICA
1. Il Tribunale Arbitrale può nominare, di propria iniziativa o su istanza di parte, uno o più consulenti tecnici d’ufficio.
2. Il consulente tecnico d’ufficio ha i doveri imposti dal Regolamento agli arbitri e ad esso si applica la disciplina della ricusazione prevista per gli arbitri.
3. Il consulente tecnico d’ufficio deve consentire alle parti di assistere direttamente o tramite i loro difensori alle operazioni di consulenza tecnica.
4. Se sono nominati consulenti tecnici d’ufficio, le parti possono designare dei consulenti tecnici di parte. Le operazioni di consulenza tecnica cui hanno assistito i consulenti tecnici designati dalle parti si considerano eseguite in presenza di queste ultime.

ART. 26 - DOMANDE NUOVE
1. Il Tribunale Arbitrale decide sul merito delle domande nuove proposte dalle parti nel corso del procedimento, in presenza di una delle seguenti condizioni:
a. la parte, contro la quale la domanda è proposta, dichiara di accettare il contraddittorio o non propone eccezione di inammissibilità preliminarmente ad ogni difesa sul merito, e il Tribunale Arbitrale non rifiuta espressamente la decisione;
b. la nuova domanda è oggettivamente connessa con una di quelle pendenti nel procedimento.
2. In ogni caso, il Tribunale Arbitrale consente alle altre parti di rispondere per iscritto alle domande nuove, fissando all’uopo congrui termini.



ART. 27 - INTERVENTO VOLONTARIO E CHIAMATA IN CAUSA DI UN TERZO.
1. Il terzo che, intervenendo volontariamente nel processo, propone una domanda, deve depositare presso la Segreteria un atto, avente il contenuto di cui all’art. 8 del presente Regolamento.
2. La Segreteria trasmette l’atto di intervento alle parti ed agli arbitri. Qualora la domanda proposta con l’atto di intervento non sia compresa nell’ambito di efficacia della convenzione di arbitrato, la Segreteria assegna alle parti ed agli arbitri un termine non inferiore a venti e non superiore a trenta giorni per esprimere il proprio consenso. Ove entro il termine fissato non pervenga alla Segreteria il consenso delle parti e degli arbitri, la Segreteria avverte il terzo che il suo intervento è improcedibile.
3. Il terzo, che interviene volontariamente nel processo senza proporre una domanda, deve depositare presso la Segreteria un atto, avente il contenuto di cui all’art. 9 del presente Regolamento. La Segreteria trasmette l’atto di intervento alle parti ed agli arbitri.
4. L’ordinanza, con la quale il Tribunale Arbitrale dispone la chiamata in causa del terzo nelle ipotesi in cui lo consentono le norme applicabili al procedimento, è trasmessa dalla Segreteria al terzo entro cinque giorni lavorativi dalla data del deposito.

ART. 28 – PRECISAZIONE DELLE CONCLUSIONI
1. Quando ritiene il procedimento maturo per la pronuncia del lodo definitivo, il Tribunale Arbitrale dichiara la chiusura dell’istruzione e invita le parti a precisare le conclusioni.
2. Se lo ritiene opportuno o se una parte lo richiede, il Tribunale Arbitrale fissa un termine per il deposito di memorie conclusionali. Il Tribunale Arbitrale può, inoltre, fissare ulteriori termini per memorie di replica e un’udienza di discussione finale.
3. Dopo l’invito del Tribunale Arbitrale a precisare le conclusioni, le parti non possono proporre nuove domande, compiere nuove allegazioni, produrre nuovi documenti o proporre nuove istanze istruttorie.
4. I commi precedenti si applicano anche nell’ipotesi in cui il Tribunale Arbitrale ritenga di pronunciare lodo parziale, limitatamente alla controversia oggetto di tale lodo.

ART. 29 - TRANSAZIONE E RINUNCIA AGLI ATTI
1. Le parti o i loro difensori comunicano alla Segreteria la rinuncia agli atti a seguito di transazione o di altro motivo, esonerando il Tribunale Arbitrale, se già costituito, dall’obbligo di pronunciare il lodo.

IL LODO

ART. 30 - DELIBERAZIONE DEL LODO
1. Il lodo è deliberato dal Tribunale Arbitrale a maggioranza di voti. La conferenza personale degli arbitri è necessaria solo se una delle parti o uno degli arbitri lo richiede, oppure le norme applicabili al procedimento lo impongono.

ART. 31 - FORMA E CONTENUTO DEL LODO
1. Il lodo è redatto per iscritto e contiene:
a. l’indicazione degli arbitri, delle parti e dei loro difensori;
b. l’indicazione della convenzione di arbitrato;
c. l’indicazione della natura rituale o irrituale del lodo, se il procedimento è soggetto alla legge italiana, se la decisione è stata presa secondo diritto o equità;
d. l’indicazione della sede dell’arbitrato;
e. l’indicazione delle domande proposte dalle parti;
f. l’esposizione dei motivi della decisione;
g. il dispositivo;
h. la decisione sulla ripartizione delle spese del procedimento, con riferimento alla liquidazione compiuta:
• dal Segretario della Camera arbitrale per gli oneri della Camera arbitrale;
• dal Tribunale arbitrale per gli oneri del Tribunale arbitrale;
• dalla Segreteria per gli eventuali oneri dei consulenti tecnici:
nonché sulle spese di difesa sostenute dalle parti;
i. la data, il luogo e le modalità della deliberazione.
2. Il lodo è sottoscritto da tutti i membri del Tribunale Arbitrale o dalla maggioranza di essi. In tale ultimo caso, il lodo deve dare atto dell’impedimento o del rifiuto degli arbitri che non sottoscrivono.
3. Di ogni sottoscrizione devono essere indicati il luogo e la data. Le sottoscrizioni possono avvenire in luoghi e tempi diversi.
4. La Segreteria segnala al Tribunale Arbitrale, che abbia richiesto al Segretario della Camera Arbitrale l’esame di una bozza del lodo prima della sua sottoscrizione, l’eventuale mancanza dei requisiti formali richiesti dal presente articolo.

ART. 32 - DEPOSITO E COMUNICAZIONE DEL LODO
1. Il Tribunale Arbitrale deposita il lodo presso la Segreteria in tanti originali quante sono le parti più uno.
2. La Segreteria comunica alle parti l’avvenuto deposito del lodo, invitandole a provvedere al saldo delle spese di procedimento.
3. La Segreteria trasmette ad ogni parte un originale del lodo entro dieci giorni lavorativi successivi al saldo delle spese di procedimento.

ART. 33 - TERMINE PER IL DEPOSITO DEL LODO DEFINITIVO
1. Il Tribunale Arbitrale deve depositare presso la Segreteria il lodo definitivo entro centottanta giorni dalla sua costituzione, ponendo fine al procedimento.
2. Il termine previsto dal comma 1 può essere prorogato per giustificati motivi dal Presidente della Camera Arbitrale o, quando vi sia il consenso scritto delle parti, dalla Segreteria.
3. Il termine previsto dal comma 1 è sospeso dal Presidente della Camera Arbitrale, oltre che nei casi espressamente previsti dal Regolamento, in presenza di altro giustificato motivo.

ART. 34 - LODO PARZIALE E LODO NON DEFINITIVO
1. Il Tribunale Arbitrale pronuncia un lodo parziale quando definisce solo una o alcune delle controversie cumulate nel procedimento.
2. Il Tribunale Arbitrale pronuncia un lodo non definitivo quando risolve una o più questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito, e in ogni altra ipotesi consentita dalle norme applicabili al procedimento.
3. Nelle ipotesi di cui ai commi 1 e 2 il Tribunale Arbitrale dispone con ordinanza la prosecuzione del procedimento.
4. Il lodo parziale e il lodo non definitivo non modificano il termine di deposito del lodo definitivo, fatta salva la facoltà degli arbitri di richiedere proroga al Presidente della Camera Arbitrale.
5. Al lodo parziale e al lodo non definitivo si applicano le disposizioni del Regolamento sul lodo. Il lodo non definitivo non contiene la decisione sulle spese di procedimento e sulle spese di difesa. Il lodo parziale contiene la decisione sulle spese di procedimento e sulle spese di difesa solo se, nei confronti di alcune delle parti, definisce la controversia.

ART. 35 - CORREZIONE DEL LODO
1. Il lodo è soggetto a correzione ai sensi delle norme applicabili al procedimento arbitrale.
2. L'istanza di correzione deve essere depositata presso la Segreteria della Camera arbitrale entro 30 giorni dal ricevimento del lodo.
3. Il Tribunale Arbitrale, sentite le parti, decide con provvedimento entro 60 giorni dal ricevimento dell’istanza.
4. Il provvedimento del Tribunale Arbitrale, in caso di accoglimento, è parte integrante del lodo.
5. In ogni caso, nessun onere aggiuntivo verrà posto a carico delle parti, salva diversa determinazione ad opera della Presidente della Camera Arbitrale.


LE SPESE DEL PROCEDIMENTO

ART. 36 - VALORE DELLA CONTROVERSIA
1. Il valore della controversia, ai fini della definizione delle spese di procedimento, è dato dalla somma delle domande presentate da tutte le parti. Tutte le domande formulate dalle parti concorrono a formare il valore della controversia. Se la parte formula domande in via principale e in via subordinata, ai fini del valore della controversia viene considerata la sola domanda in via principale.
2. La Segreteria determina il valore della controversia sulla base degli atti introduttivi e sulla base delle ulteriori indicazioni delle parti e del Tribunale Arbitrale.
3.In ogni fase del procedimento la Segreteria, a richiesta di una delle parti, può suddividere il valore della controversia in relazione alle domande di ciascuna parte e richiedere a ciascuna parte gli importi correlati a tali domande.

ART. 37 - SPESE DEL PROCEDIMENTO
1. Se il procedimento si conclude prima della costituzione del Tribunale Arbitrale, la liquidazione delle spese di procedimento è disposta dal Segretario della Camera arbitrale.
2. Le spese di procedimento sono composte dalle seguenti voci:
a. onorari della Camera Arbitrale;
b. onorari del Tribunale Arbitrale;
c. onorari dei consulenti tecnici di ufficio;
d. rimborsi spese degli arbitri;
e. rimborsi spese dei consulenti tecnici di ufficio.
3. Gli onorari della Camera Arbitrale per l’amministrazione del procedimento sono determinati dal Segretario della Camera arbitrale in base al valore della controversia, secondo le tariffe determinate dalla Giunta camerale con proprio provvedimento. Il Segretario della Camera arbitrale può determinare onorari della Camera Arbitrale inferiori a quelli previsti nei casi di conclusione anticipata del procedimento.
4. Gli onorari del Tribunale Arbitrale sono determinati dal tariffario in base al valore della controversia. Nella determinazione degli onorari di cui al presente comma, il Tribunale Arbitrale tiene conto dell’attività svolta, della complessità della controversia, della rapidità del procedimento e di ogni altra circostanza. Possono essere determinati onorari differenziati per i singoli membri del Tribunale Arbitrale. Possono essere determinati onorari inferiori al minimo delle Tariffe in casi di conclusione anticipata del procedimento e superiori al massimo in casi straordinari.
5. Gli onorari dei consulenti tecnici di ufficio sono determinati dalla Segreteria con equo apprezzamento, tenendo conto della tariffa professionale, della tariffa giudiziale e di ogni altra circostanza.
6. I rimborsi spese degli arbitri e dei consulenti tecnici di ufficio devono essere comprovati dai relativi documenti di spesa. In difetto di loro esibizione, si considerano assorbiti dai relativi onorari.

ART. 38 - VERSAMENTI ANTICIPATI E FINALI
1. Dopo il deposito della domanda di arbitrato e della memoria di risposta, il Tribunale Arbitrale può richiedere alle parti un fondo iniziale a titolo di anticipo degli onorari e delle spese dello stesso Tribunale Arbitrale e fissare il termine per i relativi versamenti.
2. Il Tribunale Arbitrale può richiedere alle parti successive integrazioni del fondo iniziale in relazione all’attività svolta ovvero in caso di variazione del valore della controversia e fissa il termine per i versamenti.

ART. 39 - MANCATO PAGAMENTO
1. Se una parte non versa l’importo richiesto, la Segreteria può richiederlo all’altra parte e fissare un termine per il pagamento ovvero può, se non lo abbia già stabilito in precedenza, suddividere il valore della controversia e richiedere a ciascuna parte un importo correlato al valore delle rispettive domande, fissando un termine per il pagamento.
2. In ogni caso di mancato pagamento entro il termine fissato, la Segreteria può sospendere il procedimento, anche limitatamente alla domanda per la quale vi è inadempimento. La sospensione è revocata dalla Segreteria, verificato l’adempimento.
3. Decorso un mese dalla comunicazione del provvedimento di sospensione previsto dal comma 2 senza che il versamento sia eseguito dalle parti, la Segreteria può dichiarare l’estinzione del procedimento, anche limitatamente alla domanda per la quale vi è inadempimento.


ARBITRAGGIO

ART. 40 – ARBITRAGGIO
1. Gli arbitratori decidono secondo equità e tenendo presenti i criteri obiettivi e di determinazione dei valori stabiliti dagli usi e dalla pratica dei singoli rami del commercio. Si applicano agli arbitraggi, in quanto compatibili, le norme di cui agli artt. da 30 a 35 del presente regolamento.
2. Alla determinazione del compenso dovuto agli arbitratori provvede il Presidente della Camera Arbitrale tenuto conto delle tariffe stabilite per il servizio di arbitrato.


DISPOSIZIONI FINALI

ART. 41 – CONSERVAZIONE DEGLI ATTI
1. La Segreteria restituisce il proprio fascicolo a ciascuna delle parti entro sei mesi dalla cessazione del processo arbitrale.
2. Il fascicolo di ufficio è conservato dalla Segreteria per dieci anni.
3. Su richiesta di parte, la Segreteria rilascia copie conformi dell’originale del lodo depositato presso la Segreteria stessa. Se la parte lo richiede, la copia è fatta autenticare da un notaio a spese della parte richiedente.

ART. 42 – RISERVATEZZA
1. La Camera Arbitrale, il Tribunale Arbitrale, i consulenti tecnici, le parti ed i loro difensori sono tenuti a mantenere riservata ogni notizia o informazione relativa al procedimento.
2. Il lodo non può essere pubblicato se le parti abbiano manifestato volontà contraria. In ogni caso, la pubblicazione del lodo deve essere effettuata con modalità che escludano l’individuazione delle parti, salvo che le stesse vi consentano.

ART. 43 – DISCIPLINA DI DETTAGLIO
1. La Giunta camerale può, con proprio provvedimento, disciplinare aspetti non definiti in maniera puntuale dal presente Regolamento e dallo Statuto della Camera Arbitrale, nel rispetto delle linee generali da essi stabilite.

ART. 44 – DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
1. Il presente testo regolamentare entra in vigore il 1° gennaio 2017.
2. Se le parti non hanno diversamente convenuto, il presente testo regolamentare è applicato ai procedimenti instaurati dopo la sua entrata in vigore.

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Disposizioni del Codice di procedura civile in materia di arbitrato

Le seguenti norme si applicano in caso di arbitrato rituale. A norma dell'art. 7 del regolamento di arbitrato della CCIAA di Pistoia, in tutti i casi in cui si faccia riferimento al Presidente del Tribunale, la competenza deve intendersi del Presidente della Camera Arbitrale.

810. Nomina degli arbitri.
Quando a norma del compromesso e della clausola compromissoria, gli arbitri debbono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse con atto notificato a mezzo d'ufficiale giudiziario, può rendere noto all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l'invito, deve notificare, nei venti giorni successivi, le generalità dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati.
In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato tale sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è stato stipulato il compromesso o il contratto al quale si riferisce la clausola compromissoria oppure, se tale luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma. Il presidente, sentita, quando occorre, l'altra parte, provvede con ordinanza non impugnabile.
La stessa disposizione si applica se la nomina di uno o più arbitri sia dal compromesso o dalla clausola compromissoria demandata all'autorità giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi non vi abbia provveduto.

811. Sostituzione di arbitri.
Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti o alcuni degli arbitri nominati, si provvede alla loro sostituzione secondo quanto è stabilito per la loro nomina nel compromesso o nella clausola compromissoria. Se la parte a cui spetta o il terzo non vi provvede o se il compromesso o la clausola compromissoria nulla dispongono al riguardo, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente.

812. Capacità ad essere arbitro.
Gli arbitri possono essere sia cittadini italiani sia stranieri.
Non possono essere arbitri i minori, gli interdetti, gli inabilitati, i falliti e coloro che sono sottoposti a interdizione dai pubblici uffici.

813. Accettazione e obblighi degli arbitri.
L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso.
Gli arbitri debbono pronunciare il lodo entro il termine stabilito dalle parti o dalla legge; in mancanza, nel caso di annullamento del lodo per questo motivo sono tenuti al risarcimento dei danni. Sono ugualmente tenuti al risarcimento dei danni se dopo l'accettazione rinunciano all'incarico senza giustificato motivo.
Se le parti non hanno diversamente convenuto, l'arbitro che omette o ritarda di compiere un atto relativo alle sue funzioni, può essere sostituito d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dal compromesso o dalla clausola compromissoria. In mancanza, decorso il termine di quindici giorni da apposita diffida comunicata per mezzo di lettera raccomandata all'arbitro per ottenere l'atto, ciascuna delle parti può proporre ricorso al presidente del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Il presidente, sentite le parti, provvede con ordinanza non impugnabile e, ove accerti l'omissione o il ritardo, dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede alla sua sostituzione.

814. Diritti degli arbitri.
Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all'onorario per l'opera prestata, salvo che vi abbiano rinunciato al momento dell'accettazione o con atto scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro.
Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle spese e dell'onorario, tale liquidazione non è vincolante per le parti se esse non l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e dell'onorario è determinato con ordinanza non impugnabile dal presidente del tribunale indicato nell'articolo 810 secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le parti.
L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti.

815. Ricusazione degli arbitri.
La parte può ricusare l'arbitro, che essa non ha nominato, per i motivi indicati nell'articolo 51 (*).
La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale indicato nell'articolo 810 secondo comma, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente pronunzia con ordinanza non impugnabile, sentito l'arbitro ricusato e assunte, quando occorre, sommarie informazioni.

(*) [51. Astensione del giudice.
Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;
2) se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori;
3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori;
4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;
5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un ente, di un'associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa.
In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice può richiedere al capo dell'ufficio l'autorizzazione ad astenersi; quando l'astensione riguarda il capo dell'ufficio l'autorizzazione è chiesta al capo dell'ufficio superiore.]

816. Svolgimento del procedimento.
Le parti determinano la sede dell'arbitrato nel territorio della Repubblica; altrimenti provvedono gli arbitri nella loro prima riunione.
Le parti possono stabilire nel compromesso, nella clausola compromissoria o con atto scritto separato, purché anteriore all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento.
In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio nel modo che ritengono più opportuno.
Essi debbono in ogni caso assegnare alle parti i termini per presentare documenti e memorie, e per esporre le loro repliche.
Gli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri a uno di essi.
Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri provvedono con ordinanza non soggetta a deposito e revocabile tranne che nel caso previsto nell'articolo 819.

817. Eccezione d'incompetenza.
La parte, che non eccepisce nel corso del procedimento arbitrale che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti del compromesso o della clausola compromissoria, non può, per questo motivo, impugnare di nullità il lodo.

818. Provvedimenti cautelari.
Gli arbitri non possono concedere sequestri né altri provvedimenti cautelari

819. Questioni incidentali.
Se nel corso del procedimento sorge una questione che per legge non può costituire oggetto di giudizio arbitrale, gli arbitri, qualora ritengano che il giudizio ad essi affidato dipende dalla definizione di tale questione, sospendono il procedimento.
Fuori di tali ipotesi gli arbitri decidono tutte le questioni insorte nel giudizio arbitrale.
Nel caso previsto dal primo comma il termine stabilito nell'articolo 820 resta sospeso fino al giorno in cui una delle parti notifichi agli arbitri la sentenza passata in giudicato che ha deciso la causa incidentale; ma se il termine che resta a decorrere ha una durata inferiore a sessanta giorni, è prorogato di diritto fino a raggiungere i sessanta giorni.

819-bis. Connessione.
La competenza degli arbitri non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente dinanzi al giudice.

819-ter. Assunzione delle testimonianze.
Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sé la testimonianza, ovvero deliberare di assumere la deposizione del testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono altresì deliberare di assumere la deposizione richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel termine che essi stessi stabiliscono.

820. Termini per la decisione.
Se le parti non hanno disposto altrimenti, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di centottanta giorni dall'accettazione della nomina. Se gli arbitri sono più e l'accettazione non è avvenuta contemporaneamente da parte di tutti, il termine decorre dall'ultima accettazione. Il termine è sospeso quando è proposta istanza di ricusazione e fino alla pronuncia su di essa, ed è interrotto quando occorre procedere alla sostituzione degli arbitri.
Quando debbono essere assunti mezzi di prova o sia stato pronunciato lodo non definitivo, gli arbitri possono prorogare per una sola volta il termine e per non più di centottanta giorni.
Nel caso di morte di una delle parti il termine è prorogato di trenta giorni.
Le parti, d'accordo, possono consentire con atto scritto la proroga del termine.

821. Rilevanza del decorso del termine.
Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza.

822. Norme per la deliberazione
Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti li abbiano autorizzati con qualsiasi espressione a pronunciare secondo equità.

823. Deliberazione e requisiti del lodo.
Il lodo è deliberato a maggioranza di voti dagli arbitri riuniti in conferenza personale ed è quindi redatto per iscritto.
Esso deve contenere:
1. l'indicazione delle parti;
2. l'indicazione dell'atto di compromesso o della clausola compromissoria e dei quesiti relativi;
3. l'esposizione sommaria dei motivi;
4. il dispositivo;
5. l'indicazione della sede dell'arbitrato e del luogo o del modo in cui è stato deliberato;
6. la sottoscrizione di tutti gli arbitri con l'indicazione del giorno, mese ed anno in cui è apposta; la sottoscrizione può avvenire anche in luogo diverso da quello della deliberazione ed anche all'estero; se gli arbitri sono più di uno, le varie sottoscrizioni, senza necessità di ulteriore conferenza personale, possono avvenire in luoghi diversi.
Tuttavia è valido il lodo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, purché si dia atto che esso è stato deliberato in conferenza personale di tutti, con la espressa dichiarazione che gli altri non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo.
Il lodo ha efficacia vincolante tra le parti dalla data della sua ultima sottoscrizione.

[824. Luogo di pronuncia. (*)]

(*) Articolo abrogato dall'art. 16, secondo comma, L. 5 gennaio 1994, n. 25, in materia di arbitrato e disciplina dell'arbitrato internazionale, a decorrere dal 18 aprile 1994.

825. Deposito del lodo.
Gli arbitri redigono il lodo in tanti originali quante sono le parti e ne danno comunicazione a ciascuna parte mediante consegna di un originale, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dall'ultima sottoscrizione.
La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica è tenuta a depositarlo in originale o in copia conforme, insieme con l'atto di compromesso o con l'atto contenente la clausola compromissoria o con documento equipollente, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione la sentenza avente il medesimo contenuto.
Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti nell'articolo 133, secondo comma c.p.c. .
Contro il decreto che nega l'esecutorietà del lodo è ammesso reclamo, entro trenta giorni dalla comunicazione, mediante ricorso al tribunale in composizione collegiale, del quale non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato; il collegio, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile.

826. Correzione del lodo.
Il lodo può essere corretto, su istanza di parte, dagli stessi arbitri che lo hanno pronunziato, qualora questi siano incorsi in omissioni o in errori materiali o di calcolo.
Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro venti giorni. Del provvedimento è data comunicazione alle parti, anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla data dell'ultima sottoscrizione.
Se il lodo è già stato depositato, la correzione è richiesta al tribunale del luogo in cui lo stesso è depositato. Si applicano le disposizioni dell'articolo 288 in quanto compatibili.

827. Mezzi di impugnazione.
Il lodo è soggetto soltanto all'impugnazione per nullità, per revocazione o per opposizione di terzo.
I mezzi di impugnazione possono essere proposti indipendentemente dal deposito del lodo.
Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo unitamente al lodo definitivo.

828. Impugnazione per nullità.
L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla corte d'appello nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
L'impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell'ultima sottoscrizione.
L'istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l'impugnazione; tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla notificazione della pronuncia di correzione.

829. Casi di nullità.
L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque rinuncia, nei casi seguenti:
1) se il compromesso è nullo;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi I e II del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812;
4) se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti del compromesso o non ha pronunciato su alcuno degli oggetti del compromesso o contiene disposizioni contraddittorie, salva la disposizione dell'articolo 817;
5) se il lodo non contiene i requisiti indicati nei numeri 3), 4), 5) e 6) del secondo comma dell'articolo 823, salvo il disposto del terzo comma di detto articolo;
6) se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine indicato nell'articolo 820, salvo il disposto dell'art. 821;
7) se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte per i giudizi sotto pena di nullità, quando le parti ne avevano stabilita l'osservanza a norma dell'articolo 816 e la nullità non è stata sanata;
8) se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti, purché la relativa eccezione sia stata dedotta nel giudizio arbitrale;
9) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio.
L'impugnazione per nullità è altresì ammessa se gli arbitri nel giudicare non hanno osservato le regole di diritto, salvo che le parti li avessero autorizzati a decidere secondo equità o avessero dichiarato il lodo non impugnabile.
Nel caso previsto nell'articolo 808, secondo comma, il lodo è soggetto all'impugnazione anche per violazione e falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi.

830. Decisione sull'impugnazione per nullità.
La corte di appello, quando accoglie l'impugnazione, dichiara con sentenza la nullità del lodo; qualora il vizio incida soltanto su una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del lodo.
Salvo volontà contraria di tutte le parti, la corte di appello pronuncia anche sul merito, se la causa è in condizione di essere decisa, ovvero rimette con ordinanza la causa all'istruttore, se per la decisione del merito è necessaria una nuova istruzione.
In pendenza del giudizio, su istanza di parte, la corte d'appello può sospendere con ordinanza l'esecutorietà del lodo.

831. Revocazione ed opposizione di terzo.
Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a revocazione nei casi indicati nei numeri 1), 2), 3) e 6) dell'articolo 395, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo.
Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il corso del processo di impugnazione per nullità, il termine per la proposizione della domanda di revocazione è sospeso fino alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità.
Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi indicati nell'articolo 404 (*).
Le impugnazioni per revocazione e per opposizione di terzo si propongono davanti alla corte d'appello nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
La corte d'appello può riunire le impugnazioni per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo nello stesso processo, salvo che lo stato della causa preventivamente proposta non consenta l'esauriente trattazione e decisione delle altre cause

(*) [404. Casi di opposizione di terzo.
Un terzo può fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti.
Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare opposizione alla sentenza, quando è l'effetto di dolo o collusione a loro danno.]
 

 

Ultima modifica: Venerdì 5 Febbraio 2021