Imprese di facchinaggio (DM 221/2003)

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In seguito alle modifiche apportate dal decreto legislativo n. 147 del 06/08/2012, in vigore dal 14 settembre 2012, l'attività di facchinaggio non è più soggetta al possesso dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa. Per l’esercizio della stessa sono richiesti i soli requisiti morali di cui all’art. 7 del D.M. 221/2003.
 
 

Attività di facchinaggio

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Con il Decreto interministeriale n. 221/03 emanato dal Ministero delle Attività Produttive, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (pubblicato sulla GU n.192 del 20.08.03), è stata dettata la normativa concernente l'esercizio dell'attività di facchinaggio, entrata in vigore il 4 settembre 2003.

Si intendono IMPRESE DI FACCHINAGGIO quelle che svolgono le attività come di seguito indicate, anche con l'ausilio di mezzi meccanici o diversi, o con attrezzature tecnologiche, comprensive delle attività preliminari e complementari alla movimentazione delle merci e dei prodotti:

A) portabagagli, facchini e pesatori dei mercati agro-alimentari, facchini degli scali ferroviari, compresa la presa e consegna dei carri, facchini doganali, facchini generici, accompagnatori di bestiame, ed attività preliminari e complementari; facchinaggio svolto nelle aree portuali da cooperative derivanti dalla trasformazione delle compagnie e gruppi portuali in base all’art. 21 della legge n. 84 del 28.01.1994, e successive modificazioni ed integrazioni;
B) insacco, pesatura, legatura, accatastamento e disaccatastamento, pressatura, imballaggio, gestione del ciclo logistico (magazzini ovvero ordini in arrivo e partenza), pulizia magazzini e piazzali, depositi colli e bagagli, presa e consegna, recapiti in loco, selezione e cernita con o senza incestamento, insaccamento od imballaggio di prodotti ortofrutticoli, carta da macero, piume e materiali vari, mattazione, scuoiatura, toelettatura e macellazione, abbattimenti di piante destinate alla trasformazione in cellulosa o carta e simili, ed attività preliminari e complementari


Le attività prese in considerazione dal regolamento sono esclusivamente quelle affidate in outsourcing ed esercitate quindi per CONTO TERZI.

Il Ministero delle Attività Produttive, con propria circolare n. 5595/c (formato PDF - dimensione 305 Kb), ha precisato che per la qualificazione dell'attività di una impresa è necessario fare riferimento SOLO ALL’ATTIVITA’ PRINCIPALE SVOLTA e che, solo qualora l’attività dell’impresa si ponga come preliminare e complementare all’attività di facchinaggio, essa potrà essere soggetta alla normativa. Pertanto, tutte le attività indicate al punto b) rientrano nella definizione giuridica di facchinaggio solo qualora preliminari e complementari alla movimentazione delle merci e dei prodotti. (Ad esempio, non rilevano le attività di abbattimento alberi o mattazione come tali, ma rilevano le attività di movimentazione delle merci derivanti dall’abbattimento degli alberi o dalla mattazione, qualora esse costituiscano oggetto principale dell’impresa e non siano esercitate in maniera subordinata, all’interno di un processo produttivo).

NON SI APPLICA LA NORMATIVA SUL FACCHINAGGIO qualora l'attività principale dell'impresa sia la spedizione, il trasloco, la logistica, il trasporto e la pesa pubblica ed il facchinaggio sia solo strumentale alle stesse.

- I consorzi di cui all'articolo 2612 del codice civile, ai fini dell'iscrizione nel registro delle imprese, indicano una o più imprese del consorzio, affidatarie dei servizi e in possesso dei requisiti di onorabilità. Gli enti, che esercitano una o più attività ricomprese tra quelle di cui all'articolo 2 DM 03/06/2003 n. 221 e che non svolgono attività commerciale in via prevalente, si iscrivono nel repertorio delle notizie economiche ed amministrative se in possesso dei requisiti di onorabilità.

- Le imprese che hanno sede in uno Stato membro dell'Unione europea e che intendono aprire sedi o unità locali sul territorio nazionale per svolgere una delle attività di cui all'articolo 2 hanno titolo all'iscrizione nel registro delle imprese e nel repertorio delle notizie economiche ed amministrative se sono in possesso dei requisiti prescritti dalla normativa dello Stato di provenienza per lo svolgimento delle predette attività, nel presupposto di un mutuo riconoscimento e di una armonizzazione tra le norme nazionali e quelle dello Stato di provenienza, fatti salvi i requisiti previsti per l'inserimento nelle fasce di classificazione. 

- Le disposizioni del D.M. 221/2003 non si applicano alle imprese di facchinaggio stabilite in uno Stato membro dell'Unione europea non aventi alcuna sede o unità locale sul territorio nazionale.
 

 

Requisiti per lo svolgimento dell'attività di facchinaggio

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Dal 14 settembre 2012, a seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 147/2012, per lo svolgimento dell'attività di facchinaggio non è più necessario possedere i requisiti di capacità economica e finanziaria.

E' richiesto invece il possesso dei seguenti requisiti di onorabilità di cui all'art. 7 del DM 221 del 30/06/2003:
a) assenza di pronuncia di sentenza penale definitiva di condanna, o mancata pendenza di procedimenti penali nei quali sia gia' stata pronunciata sentenza di condanna, per reati non colposi a pena detentiva superiore a tre anni, salvo che sia intervenuta riabilitazione;
b) assenza di pronuncia di condanna a pena detentiva con sentenza passata in giudicato per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, salvo che sia intervenuta riabilitazione;
c) mancata comminazione di pena accessoria dell'interdizione dall'esercizio di una professione o di un'arte o dell'interdizione dagli uffici direttivi delle imprese;
d) mancata applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione ai sensi delle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 31 maggio 1965, n. 575, e 13 settembre 1982, n. 646, e successive modificazioni, o assenza di procedimenti penali in corso per reati di stampo mafioso;
e) assenza di contravvenzioni per violazioni di norme in materia di lavoro, di previdenza e di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, non conciliabili in via amministrativa e, in particolare per le societa' cooperative,violazioni della legge 3 aprile 2001, n. 142;
f) assenza di pronuncia di condanna penale per violazione della legge 23 ottobre 1960, n. 1369.

E' inoltre necessario che non siano stati emessi i provvedimenti di cui all'art. 67 del D.Lgs. 159/2011 (normativa antimafia) nei confronti dei soggetti previsti dall'art. 85 (formato PDF - dimensione 295 Kb) del medesimo decreto.

Sono tenuti al possesso dei requisiti di onorabilita':
- il titolare dell'impresa individuale e l'istitore o il direttore che questi abbia preposto all'esercizio dell'impresa, di un ramo di essa o di una sua sede;
- tutti i soci per le società in nome collettivo;
- i soci accomandatari per le società in accomandita semplice o per azioni;
- gli amministratori per ogni altro tipo di società, ivi comprese le società cooperative.
 

Modalità per l'inizio dello svolgimento dell'attività di facchinaggio.

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Con Accordo in Conferenza Unificata Governo, Regioni e Enti Locali del 22 febbraio 2018 sono stati approvati nuovi Moduli per l’inizio dell’attività di facchinaggio.
La modulistica approvata può essere consultata su http://www.italiasemplice.gov.it/
Il nuovo modello di SCIA Facchinaggio deve essere presentato al SUAP competente per territorio in tutti i casi in cui per lo svolgimento dell’attività sono necessarie altre Scia, comunicazioni ecc.. di competenza del SUAP o di altre amministrazioni.
Tramite il portale http://www.impresainungiorno.gov.it/ sarà possibile collegarsi con il sito del Suap per la compilazione e l’invio al SUAP della SCIA per l’attività di facchinaggio.

Quando la Scia Facchinaggio è l’unico modello che deve essere presentato può essere inviato al SUAP, oppure, in alternativa, direttamente alla CCIAA, come allegato alla pratica di Comunicazione Unica con la quale si comunica l’inizio dell’attività al registro imprese.
Per la presentazione diretta in CCIAA é disponibile il modello SCIA (link).
Tali modelli dovranno essere allegati alla pratica di Comunicazione Unica inviata al Registro delle Imprese.

Tabella Riepilogativa degli adempimenti e indicazione degli enti ai quali inviare la SCIA
TABELLA (formato PDF - dimensione 26 Kb)

Per i diritti di segreteria è prevista la seguente maggiorazione:
- € 9,00 per le imprese individuali;
- € 15,00 per le società.

Imprese che iniziano l'attività presso una localizzazione posta in provincia diversa da quella della sede legale

La nuova modulistica approvata dalla Conferenza Unificata prevede che la Scia sia presentata presso la localizzazione dove viene iniziata l’attività (sede o Unità locale).
La Scia quindi dovrà essere presentata al Suap competente per territorio, oppure, soltanto nei casi in cui sia possibile, potrà essere allegata alla pratica di Comunicazione Unica presentata al Registro delle Imprese competente per la sede o l’Unità Locale presso la quale viene iniziata l’attività di facchinaggio.
 
 

Fasce di classificazione (Art. 8 DM)

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Ai fini della stipulazione dei contratti relativi alle attività previste dal D.M. 221/2003 le imprese di facchinaggio sono iscritte, su domanda (presentando il modello riportato nell’allegato B), in fasce di classificazione. L’art. 8 del D.M. 221 del 2003 indica le seguenti fasce di classificazione:

a) inferiore a 2,5 milioni di €;
b) da 2,5 a 10 milioni di €;
c) superiore a 10 milioni di €.

L’impresa viene classificata in base al volume d’affari, al netto dell’IVA, realizzato mediamente nell’ultimo triennio, o nel minor periodo di attività, comunque non inferiore a 2 anni.
Le imprese di nuova costituzione o con un periodo di attività inferiore ai due anni sono inserite nella prima fascia.

All'impresa non e' consentito stipulare un contratto di importo annuale superiore a quello corrispondente alla fascia in cui e' inserita. Le variazioni negative della fascia di classificazione di appartenenza devono essere comunicate, obbligatoriamente, entro 30 giorni da momento in cui si sono verificate, in ogni altro caso (variazione positiva) la comunicazione rimane facoltativa.
 

Sospensione, Cancellazione e Sanzioni

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Il procedimento d'ufficio di sospensione dell'attività di facchinaggio viene iniziato nei casi indicati nell'art.9 del D.M. n. 221 del 30 giugno 2003 qualora venga accertata:

1) una violazione delle disposizioni in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori di cui al decreto legislativo 19.9.1994, n. 626 ;
2) una violazione del divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro di cui alla legge 23.10.1960, n. 1369;
3) ogni infrazione di particolare rilevanza alle norme in materia previdenziale e assicurativa e ad ogni altro obbligo inerente i rapporti di lavoro;
4) il mancato adempimento degli obblighi relativi ai contratti di importo superiore a 50.000 euro all’anno per i quali è previsto il deposito entro trenta giorni dallo stipulazione presso la Direzione provinciale del lavoro, competente per territorio.

La sospensione può inoltre essere accordata qualora l’impresa, in caso di perdita dei requisiti di onorabilità di cui all'art. 7 del D.M. 221/2003, presenti entro 10 giorni dalla comunicazione dell’avvio delle procedure di cancellazione apposita istanza e si impegni a porre rimedio alle cause di cancellazione entro il periodo di sospensione.

Le imprese cui è stata sospesa l’iscrizione non possono stipulare nuovi contratti. Il comma 6 dell’art. 9 del D.M. 221/2003 indica i casi in cui le imprese, malgrado l’intervenuta sospensione possono continuare l’esecuzione dei contratti in corso, previa autorizzazione della Giunta camerale.

Tutti i tipi di sospensione hanno la durata di 90 giorni, rinnovabili, su istanza dell’impresa, per una sola volta, con provvedimento motivato. Scaduto il termine della sospensione, se l’impresa non avrà regolarizzato la propria posizione, sarà disposta la cessazione dell'attività di facchinaggio.

L'attività di facchinaggio viene cessata di ufficio se l'impresa perde i requisiti di onorabilità senza che sia stata chiesta la sospensione, quando l'istanza di sospensione non viene accolta o, se allo scadere della sospensione permangono le cause di cancellazione.

CANCELLAZIONE (ART. 10)

L'attività di facchinaggio viene cessata d'ufficio qualora:
1. vengano meno i requisiti di onorabilità previsti dalla legge all'articolo 7 del D.M 221/2003;
2. l'impresa, entro 10 giorni dalla comunicazione dell’avvio della procedura di cancellazione, non chieda la sospensione dell’attività impegnandosi a rimediare alle cause di cancellazione(art. 9, comma 3, D.M. n. 221/2003);
3. non sia stata accolta l’istanza di sospensione;
4. non siano state rimosse le relative cause allo scadere del periodo di sospensione.

Avverso il provvedimento è ammesso ricorso alla Giunta entro 60 giorni dalla notifica della decisione.

SANZIONI AMMINISTRATIVE (ART. 13)

Sono previste le seguenti sanzioni amministrative:

a) da 200 a 1000 euro, al titolare di impresa individuale, all'institore preposto ad essa o ad un suo ramo o ad una sua sede, e agli amministratori di società, ivi comprese le cooperative, che non eseguono nei termini prescritti le comunicazioni inerenti le variazioni negative della fascia di classificazione attribuita;
b) da 200 a 1000 euro, al titolare di impresa individuale, all'institore preposto ad essa o ad un suo ramo o ad una sua sede, a tutti i soci in caso di società in nome collettivo, ai soci accomandatari, ovvero agli amministratori di società, ivi comprese le cooperative, che esercitano l’attività di facchinaggio senza l’iscrizione nel registro imprese o nell’albo provinciale delle imprese artigiane, o nonostante l’avvenuta sospensione, ovvero dopo la
cancellazione.
c) da 200 a 1000 euro, al titolare di impresa individuale, all'institore preposto ad essa o ad un suo ramo o ad una sua sede, a tutti i soci in caso di società in nome collettivo, ai soci accomandatari, ovvero agli amministratori di società, ivi comprese le cooperative, che affida lo svolgimento delle attività di facchinaggio ad imprese che esercitano l’attività senza l’iscrizione nel registro imprese o nell’albo provinciale delle imprese artigiane, o nonostante l’avvenuta sospensione, ovvero dopo la cancellazione.
d) da 500 a 2500 euro, a chiunque stipuli contratti per lo svolgimento di attività di cui alla presente legge, o comunque si avvale di tali attività a titolo oneroso, con imprese di facchinaggio non iscritte o cancellate dal Registro delle imprese o dall'Albo delle imprese artigiane, o la cui iscrizione sia stata sospesa;
e) da 5000 a 25.000 euro, qualora i contratti di cui sopra siano stipulati da imprese o enti pubblici.
Ultima modifica: Giovedì 4 Marzo 2021