Pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole

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Camera di Commercio di Pistoia
Ufficio Armonizzazione del mercato e tutela del consumatore
Giacomo Nepi - armonizzazione.mercato@ptpo.camcom.it

 

Il 21 settembre del 2007 sono entrati in vigore i decreti legislativi n. 145/2007 e n. 146/2007 che recepiscono le direttive comunitarie 2006/114/CE e 2005/29/CE, e che introducono una nuova disciplina della pubblicità ingannevole e comparativa (modificando il decreto legislativo n. 206/2005 - Codice del consumo) e delle pratiche commerciali sleali o scorrette. Il soggetto istituzionale a cui è affidata la valutazione in tali materie è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Possono sollecitare l'intervento dell'Autorità i concorrenti, i consumatori, le loro associazioni ed organizzazioni, il Ministero dello Sviluppo Economico, nonché ogni altra pubblica amministrazione che ne abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali, anche su denuncia del pubblico.

LA PRATICA COMMERCIALE SCORRETTA
Viene definita scorretta la pratica commerciale che è “contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori” (art. 20, comma 2, del Codice del consumo).

Vengono poi distinti due tipi di pratiche commerciali scorrette:
- le “pratiche ingannevoli”, che possono consistere di “azioni ingannevoli” o di “omissioni ingannevoli”. Azioni od omissioni sono considerate ingannevoli nella misura in cui inducono il consumatore medio ad assumere decisioni che altrimenti non avrebbe preso;
- le “pratiche aggressive”, intese come quelle che inducono il consumatore medio ad assumere decisioni di natura commerciale che diversamente non avrebbe assunto mediante molestie, coercizione o altre forme di indebito condizionamento.

La nuova disciplina, inoltre, individua specificamente una serie di pratiche ingannevoli e di pratiche aggressive che sono considerate tali di per sé, senza il bisogno di dimostrare la loro idoneità a falsare le scelte del consumatore.

LA PUBBLICITA' INGANNEVOLE

La «pubblicità ingannevole» è definita come "qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, induca in errore o possa indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, leda o possa ledere un concorrente".

L'errore indotto dalla pubblicità può riguardare:
- le caratteristiche dei beni o dei servizi pubblicizzati (ad esempio, la loro natura, le modalità di fabbricazione dei beni o di prestazione dei servizi, la loro origine, i risultati che si possono ottenere con il loro uso, i risultati di prove o controlli effettuati);
- il prezzo (o il modo con cui il prezzo viene calcolato);
- le condizioni alle quali i beni o i servizi vengono forniti;
- l'identità, il patrimonio, i diritti di proprietà intellettuale e industriale, ai premi e ai riconoscimenti di colui che ha commissionato il messaggio pubblicitario e del suo autore.

Una particolare tutela viene accordata dalla legge alla salute e alla sicurezza dei consumatori nonché alla sicurezza di bambini e adolescenti: è infatti considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, ometta di darne notizia in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza, nonché la pubblicità, che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, possa, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza o abusi della loro naturale credulità o mancanza di esperienza o che, impiegando bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari, abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i più giovani.

COME DENUNCIARE LA PUBBLICITA' INGANNEVOLE
Per denunciare la presunta ingannevolezza di un messaggio pubblicitario o l'illiceità di una pubblicità comparativa è sufficiente una segnalazione su carta semplice, indirizzata a:

Autorità garante della concorrenza e del mercato
Piazza G. Verdi, 6/A - 00198 ROMA


SCARICA LO SCHEMA DI DENUNCIA (formato PDF - dimensione 58 Kb)

In alternativa è possibile effettuare la denuncia on-line direttamente dal sito dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - CLICCA QUI.

La segnalazione può essere inviata direttamente all'Autorità garante, oppure può essere inviata alla Camera di Commercio, rivolgendosi all'Ufficio Armonizzazione del Mercato e Tutela del Consumatore.
In tal caso sarà la Camera di Commercio, verificati i presupposti per l'avvio della procedura, ad effettuare la segnalazione al Garante.
Fra i principali compiti istituzionali delle Camere di Commercio, infatti, si annoverano le funzioni di Tutela del Consumatore e Regolazione del Mercato che legittimano pienamente tali enti al ricorso all'Autorità Garante, sia avviando la procedura d'ufficio che su denuncia del pubblico.

LA DENUNCIA DEVE CONTENERE I SEGUENTI ELEMENTI:
1) la qualificazione del denunciante (nome e cognome oppure denominazione sociale, indirizzo, recapito telefonico), la legittimazione alla richiesta e il titolo in base al quale si effettua la denuncia (es. singolo consumatore, associazione di consumatori, concorrente, ecc.);

2) elementi idonei a consentire l'identificazione del messaggio pubblicitario oggetto della richiesta. Vanno sempre fornite tutte le indicazioni necessarie alla individuazione del mezzo/luogo/data di diffusione. È necessario inviare una copia o una riproduzione fotografica del messaggio. Per le pubblicità trasmesse in TV o via radio, va specificata l'emittente, il giorno e l'ora di diffusione del messaggio. Per le pubblicità diffuse via internet, va inviata copia delle pagine del sito, nonchè indirizzo del sito, giorno e ora del rilevamento. Per le pubblicità telefoniche occorre un resoconto dettagliato della chiamata ricevuta specificando, se possibile, luogo, giorno e ora della telefonata e numero del telefono chiamato;

3) l'indicazione degli elementi di ingannevolezza ritenuti presenti nella pubblicità , che possono riguardare:
a) non riconoscibilità del messaggio come pubblicità, in quanto è mascherato, ad esempio, sotto altre forme (pubblicità redazionale, product placement, pubblicità subliminale, offerte di lavoro, e cosí via.);
b) caratteristiche dei prodotti o servizi (disponibilità, natura, composizione, metodo e data di fabbricazione, idoneità agli usi, quantità, descrizione, origine geografica o commerciale, risultati ottenibili con l'uso, prove o controlli, ecc);
c) prezzi e relative modalità di calcolo, condizioni di offerte di beni o servizi;
d) identità, qualificazione, diritti dell'operatore pubblicitario, ovvero dell'autore o committente della pubblicità;
e) uso improprio dei termini "garanzia", "garantito" o simili;
f) pubblicità riguardanti prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori;
g) pubblicità che abusano della credulità o mancanza di esperienza di bambini o adolescenti, o dei naturali sentimenti degli adulti nei loro confronti;

4) richiesta di intervento da parte dell'Autorità contro la pubblicità in questione, nonché eventualmente, nei casi di particolare urgenza, richiesta motivata di sospensione provvisoria della pubblicità;

5) firma del denunciante (se si tratta di associazioni di consumatori o concorrenti, è necessaria la sottoscrizione da parte del rappresentante legale).



Motivo modifica informazione: inserimento link a normattiva
Ultima modifica: Lunedì 8 Febbraio 2021